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Monumenti / Chiesa dei Gesuiti, Cupola Raffigurante 'Il trionfo di Gesù'

Chiesa dei Gesuiti, Cupola Raffigurante 'Il trionfo di Gesù'

Intervento: restauro degli stucchi della cupola

Cenni storici

Nella settecentesca chiesa di Santa Maria Assunta, progettata da Domenico Rossi, che i Gesuiti commissionarono per celebrare il ritorno della Compagnia a Venezia e per rinsaldare i legami sia con la Roma papale che con la cultura veneziana, il ricco e sontuoso apparato decorativo interno doveva celebrare la gloria e la potenza della famiglia friulana dei Manin, ascritta nel libro d'oro della nobiltà veneziana in seguito al suo contributo economico per la guerra di Candia (1651).
Una fastosa decorazione bicroma, in marmo bianco e verde, eseguita dal 1725 al 1731, copre con disegno damascato le pareti laterali della navata. Il marmo nel presbiterio e nel transetto e lo stucco nelle pareti della navata e delle cappelle ottengono un effetto di luminosa leggerezza, enfatizzato dalla luce che penetra anche dalle aperture superiori.
Ma il vero fulcro tematico è rappresentato dagli affreschi della volta, della navata, della crociera e del presbiterio che appartengono a due autori e a due momenti diversi. Luigi Dorigny (1654-1742) decora ad affresco il soffitto del presbiterio con Angeli musicanti in gloria nel 1718-20 e il cupolino della crociera con il Trionfo del Nome di Gesù, nel 1732. Questo importante tema, dal quale la Compagnia trae il suo nome, era già introdotto dal monogramma (IHS) posto sul portale d'ingresso della chiesa e ripetuto sul cupolino della crociera. Qui compare sullo sfondo azzurro, in un tripudio di luce, nell'interpretazione data da San Bernardino come “Iesus Hominum Salvator” (Gesù salvatore dell'umanità).
Nella raffigurazione del cupolino il monogramma assume la variante con la croce e i tre chiodi collocati sopra e sotto la lettera centrale, mentre gli abitanti della terra si dispongono sul lembo terrestre in basso a sinistra, ove una rappresentanza della potenza terrena si trova prostrata dinanzi al simbolo divino, un soldato, un papa, un sovrano incoronato. Gli abitanti degli inferi, invece, e la raffigurazione dell'Eresia, preceduta da un serpente, precipitano nell'abisso sulla destra della raffigurazione. Le dimensioni della cupola, molto più contenute rispetto alla superficie che il Baciccia aveva a disposizione nella chiesa romana del Gesù, costringono il pittore Dorigny a condensare in scala ristretta alcuni dettagli, che risultano invisibili ad occhio nudo, ma che rivestono un profondo significato liturgico. Dorigny, formatosi in Francia e a Roma, giunge a Venezia carico di una visione classicista legata sia alla lezione di Pietro da Cortona, che al quadraturismo bolognese, e proprio con questi caratteri stilistici esprime la complessa visione iconologica gesuitica all'interno del cupolino.
Il tema della Trinità è invece illustrato dal Fontebasso nella Apparizione di tre angeli ad Abramo nella Visione di Dio a San Giovanni, con un richiamo nella scultura dell'altare maggiore del Torretti, raffigurante il mondo sormontato dalla Trinità, il cui intento è di porre in atto il progetto di redenzione umana.
Ma è la decorazione a stucchi dorati, opera dei massimi artisti di questa disciplina artistica nei primi decenni del Settecento, la vera protagonista della decorazione, in particolare del cupolino, che si caratterizza per la mancanza di qualsiasi elemento figurato, mentre si registra una “straripante ricchezza dei motivi posti a riempire ogni spazio disponibile” (Mariacher).
Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti Tencalla, con il doratore Bortolo Serini, danno vita, infatti, ad uno dei capolavori di questa arte, in un momento di trapasso da modi tardo barocchi a d eleganze rococò, che preludono alla matura realizzazione della scuola dei Carmini.
La decorazione a stucchi che raggiunge talora un aggetto consistente, per cui risultano sicuramente ancorati al supporto da elementi metallici di tenuta.

Intervento di restauro

In occasione di alcuni sopralluoghi e in seguito ad una analisi ravvicinata di una porzione del soffitto, effettuata da una piattaforma mobile, in conseguenza del frequente verificarsi di cadute di porzioni di stucco, si erano constatate le pessime condizioni conservative dello stesso, peraltro facilmente ipotizzabili per la caduta a terra di porzioni di decorazione, cui si è già accennato. In un intervento d'urgenza, effettuato nel 2006, si è provveduto ad una messa in sicurezza degli stucchi della navata, con applicazione di numerosissime patere. E' tuttavia rimasta esclusa da questo intervento la superficie della cupola, in quanto non raggiungibile dal “ragno”, l'apposito carrello elevatore mobile che, nelle dimensioni scelte per non danneggiare il prezioso pavimento marmoreo, non consentiva di raggiungere altezze superiori ai venti metri. Gli stucchi presentano, quindi, fessurazioni e lesioni per il distacco dell’intonaco dal supporto ligneo della struttura portante, situazioni di distacco di stucchi in aggetto prossimi alla caduta, perdita di materiale per l’ossidazione degli elementi metallici di tenuta che risultano esposti dopo aver causato la frattura di porzioni decorate. Risulterebbe, quindi, opportuno provvedere ad un consolidamento della superficie, sia per scongiurare una ulteriore perdita di materia dell’opera d’arte, in quanto le porzioni, cadendo da una notevole altezza si frantumano, risultando irrecuperabili, sia per prudenti ragioni di incolumità pubblica. Venuta meno la causa del degrado, vale a dire le infiltrazioni d’acqua piovana dal tetto che risulta risanato qualche anno fa, si renderebbe ora necessaria una revisione completa del cupolino con l’individuazione dei punti di distacco, e l’applicazione di patere di plexiglas in eventuale appoggio ad un consolidamento, con metodologia da individuarsi, delle parti pericolanti al supporto ligneo. Questo intervento è finalizzato ad un successivo restauro completo delle superfici a stucco della cupola, che dovrebbe interessare l'intero soffitto, che preveda la rimessa in luce della cromia originale, la pulitura, la stuccatura, l'eventuale risarcimento delle porzioni mancanti, l'integrazione pittorica.

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